«Carne di pecora Brogna anche nelle mense a scuola»

Malga Parparo di Sopra, di proprietà del Comune di Roverè è stata affidata alla gestione dell’Associazione per la promozione e la tutela della pecora Brogna e ha avuto il suo battesimo a metà giugno con la presentazione di uno studio sulle caratteristiche di questa razza antica salvata dall’estinzione grazie alla passione di alcuni allevatori. «Il progetto di valorizzazione e ristrutturazione della malga era stato presentato al Gruppo di azione locale (Gal) Baldo Lessinia dalla precedente amministrazione», riconosce la sindaca Alessandra Ravelli, «e noi abbiamo deciso di trasformarla da semplice contenitore a spazio espositivo e confronto della nostra montagna, augurandoci che porti il segno del legame forte tra uomo e ambiente».

In doppia veste di presidente del Gal e pastore, Ermanno Anselmi ha messo in guardia dal rischio di un paesaggio lessinico da poster: «Bisogna pensare cosa fare da oggi in poi per rendere sostenibile l’esperienza che ha portato alla salvaguardia di questa razza. Saremo credibili in base ai posti di lavoro che avremo creato. Come Gal non ci interessa finanziare musei ma circuiti virtuosi, in una logica di sostenibilità e la sfida è riuscire a inserire la pecora Brogna in un circuito di consumo», ha ricordato Anselmi.

IL RISULTATO c’è se dagli undici soci fondatori iniziali dell’associazione, gli iscritti sono oggi una quarantina e c’è speranza che le 36mila pecore contate nel Veronese nel 1700 e oggi ridotte a circa tremila, tornino a ripercorrere i pascoli delle nostre montagne. La sintesi storica di che cosa abbia rappresentato la pecora Brogna, per il Veronese, dagli Scaligeri fino ai primi anni Sessanta del secolo scorso, l’ha tracciata Vito Massalongo, mentre il veterinario Marcello Volanti, condirettore dell’associazione presieduta da Marco Beccherle ha insistito perché si lavori sulla parte economica: «Non abbiamo bisogno di contributi, ma di convincere gli allevatori a creare economia vendendo i loro prodotti, di convincere i ristoratori locali perché ne facciano uso. Fra l’altro un animale come la pecora non va in competizione con l’uomo, mentre una vacca se non viene integrata la sua alimentazione con il mangime, non fa latte e questo porta a un consumo eccessivo di terra rispetto all’utilizzo finale dell’animale, cosa che non capita con la pecora e anche su questo dobbiamo fare cultura e magari un passo indietro se vogliamo davvero salvare l’allevamento di montagna e riconoscere che quello della Brogna è un allevamento che ha senso fare in montagna».

Si è spinto ancora più in là Anselmi: «I sindaci della Lessinia dovrebbero scegliere la carne di pecora Brogna per le mense scolastiche; nelle sagre dovrebbe essere il piatto proposto perché si tratta di carne buonissima con proprietà salutistiche che non hanno paragone. Per di più della pecora si mangia tutto mentre in macelleria troviamo solo cotolette che rappresentano il 20 per cento della carne di un animale ed è un sacrilegio non consumare l’animale per intero. Serve un lavoro culturale ed etico».

Un discorso che ha sostenuto anche Giuliano Menegazzi consigliere ad Erbezzo e allevatore di pecore Brogne: «Le Pro loco hanno per statuto di fare cultura e quando si propone della buona carne con corrette informazioni, non si avanza nulla, come abbiamo dimostrato l’anno scorso alla Fiera di Erbezzo: a mezzogiorno tre intere pecore Brogne erano già completamente consumate».

Sono oggi una cinquantina gli allevamenti iscritti al registro anagrafico tra le province venete: 2.300 le fattrici, circa tremila i soggetti, anche grazie a una fertilità molto alta della pecora Brogna, pari al 153 per cento, corrispondente a circa un agnello e mezzo ogni parto.

Vittorio Zambaldo

Fonte: www.larena.it